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A Garbatella Rooftop – Tra tetti, musica e parole

Scritto da on 8 Settembre 2020

E’ la fine del lockdown e nel mondo c’è la necessità di tornare ad esternare le proprie emozioni, i pensieri e gli stati d’animo. Così, nel quartiere Garbatella di Roma, nota per essere coinvolta dalle attività dell’Università degli Studi Roma Tre e per essere stato luogo di riprese di celebri pellicole cinematografiche come la serie di Fantozzi o Le ragazze di piazza di Spagna per citarne alcuni, nasce “A Garbatella Rooftop”, un progetto di Annachiara La Manna che ha gentilmente concesso un’intervista alla nostra redazione.


Ciao Annachiara, Radio Scream Italia è lieta di presentarti al suo pubblico di ascoltatori per parlare del progetto: “A Garbatella Rooftop”. Prima di entrare nel vivo dell’intervista, raccontaci qualcosa di te attraverso una semplice domanda dal sapore marzulliano: Chi è Annachiara?

Ciao, ragazzi di Radio Scream e un grazie particolare a Francesco e a Giorgio per avermi dato la possibilità di parlare di questo progetto!

Annachiara ha 26 anni, vive a Roma da un po’ e non sa cosa le riservi il futuro incerto. Ha una laurea specialistica in interpretariato di conferenza e ama la musica e le parole. Posso dire questo di lei.

 

Storicamente la Garbatella è uno dei quartieri simbolo di Roma. E’ probabilmente uno degli ultimi baluardi di quella romanità popolare raccontata dalle tante perle cinematografiche di illustri registi italiani. Tu che hai vissuto quel quartiere in prima persona, hai qualche aneddoto da raccontarci o, semplicemente, un ricordo che ti lega particolarmente a quella dimensione così surreale? 

Garbatella è un insieme di piccoli lotti, delle realtà singolari per una città come Roma: tutt’ora conservano la genuinità dei giochi in cortile e il profumo del pranzo della domenica. Garbatella è un quartiere che resiste, fin da quando era latebra degli ebrei e il suo nome provocava vergogna.

Oggi Garbatella è un sereno quartiere residenziale che sottolinea la realtà verace di Roma e, di contro, la malinconia di una città che non è più la stessa. Ricordo le parole di Daniela, una “garbata” DOC (come amano definirsi): “Proprio qui sotto una famiglia aveva nascosto un ebreo in casa. Un giorno, però, la soffiata gliel’hanno fatta. E li hanno uccisi. Tutti. E loro erano consapevoli che, prima o poi, sarebbe successo”. Ebbene, se dovessi descrivere l’anima della Garbatella, lo farei così. Coraggio, nel bene e nel male.

 

Quali sono state le premesse di “A Garbatella Rooftop” ? Cosa volevi porre sotto i riflettori?

Ci ho pensato molto prima di farlo, mi sono chiesta: “In che forma? Quanto frequente? Come?”. Ebbene, la conclusione è stata che il progetto avrebbe dovuto mettere in primo piano l’arte e le lingue, che l’avrei dovuto fare decentemente e che non avrei dovuto strafare. E sono maniacalmente devota a queste 3 linee guida. Soprattutto all’ultima.

 

Da dove nasce il connubio tetti e Garbatella?

I “tetti” condominiali di Roma hanno ripreso vita durante la quarantena, le persone prendevano il sole, fumavano una sigaretta in solitudine, suonavano. Il terrazzo ci ha fatti (ri)conoscere, ci ha avvicinati, ci permetteva di sopperire alle uscite fino a rendere queste abitudini completamente familiari. Tutto è nato da lì. Mi è venuta voglia di vivere quel terrazzo a 360 gradi.

 

Nell’ultimo periodo “A Garbatella Rooftop” è balzato dai tetti romani a quelli irpini. L’Irpinia, ricordiamo, è la tua terra. Come mai hai deciso di portare il tuo progetto fino a casa? Che tipo di sensazioni ti ha suscitato questo viaggio di ritorno? 

È una domanda molto bella e molto delicata. Mai si sceglie di fare qualcosa in terra natale con leggerezza, mai; è una grande sfida, a dispetto di ciò che si possa pensare. L’Irpinia lo meritava: è una terra silenziosa, che difficilmente si fa sentire, anche in condizioni di grande disagio come quella sofferta qualche mese fa. E ho deciso di omaggiarla al meglio che potessi, donandole un po’ di musica. 

 

Pensi che la natura itinerante di questo tour artistico possa portarti anche su altri tetti d’Italia? Qual è la tua prossima tappa? 

Lo spero! Questo progetto è nato senza alcun tipo di aspettativa se non con la speranza di creare uno spazio di libertà artistica e di nuove conoscenze. Spero possa guadagnare la visibilità che merita per approdare sui rooftop di tutti coloro che vogliano ospitarci! Chiunque voglia mettersi a disposizione di questo progetto, mi scriva e mi contatti. Mi farebbe molto piacere sentire la vostra!

 

Sei riuscita a unire due potenti forme di linguaggio: la parola e la musica. Qual è la più importante per te? Ti senti più una interprete musicale o più una interprete di lingue?

L’idea era proprio quella: unire le lingue e la musica. Sono contenta che la tesi di fondo di questo progetto sia stata colta! Comunicare è la cosa che più amo e non posso essere sbrigativa nella risposta di questa domanda.
Riflettete con me: uno scambio linguistico viene considerato efficace quando l’auditore decodifica il messaggio. Il codice linguistico, per cui, deve essere livellato tra il parlante e l’auditore. Condividere la favella ci predispone a una più semplice comprensione delle lingue, piuttosto che della musica, e oggi viviamo una realtà in cui è difficile sottintendere senza essere fraintesi. Quanto alla musica, l’acquisizione del suo codice linguistico è colto e studiato, e non tutti possono godere di un messaggio chiaro: tuttavia, rimane il mezzo più elegante e catartico per dire qualcosa.

Dopotutto si studia per conoscere meglio qualcosa, e io ho scelto le lingue. 

 

La passione per le lingue ti ha portato a svolgere la professione di traduttrice e interprete. Quante lingue conosci? Che impatto hanno sulla vita di tutti i giorni e sul lavoro?

Sì, una passione cresciuta nel tempo. Sono laureata in interpretariato e traduzione per le lingue italiano, inglese e francese, da e verso (queste due curiose preposizioni stanno a significare che lavoro dall’italiano verso le lingue straniere e dalle lingue straniere verso l’italiano).
Ciò che studi condiziona tutto: il tuo modo di pensare, il tuo modo di agire, il tuo modo di preferire. Come classe professionale, siamo portati a curare molto le nostre scelte linguistiche e a far caso a quelle dell’altro. Ma questo aspetto fa parte del nostro lavoro, per cui cerco di evadere spesso da questa prospettiva appena posso.

 

Ora ti metto un po’ in difficoltà. Hai a disposizione soltanto tre parole per comunicare con le persone. Quali sceglieresti? E perché?

Sì, no, attenzione. Importante è esprimere il consenso, ancor più importante il dissenso a qualcosa, a qualcuno. E l’accortezza, quella non guasta mai.

 

Visto che siamo una Radio è giusto anche parlare dei tuoi gusti musicali. Etichettarti in un genere sarebbe terribilmente limitante. Hai delle preferenze in particolare? Quali sono state le canzoni o/e gli artisti più importanti che ti hanno accompagnato fino ad oggi?

Fin da piccola ho sempre ascoltato un po’ di tutto, prevalentemente pop, punk rock, grunge e alternative rock (come penso molti di noi!). Prediligo la musica da film e il cantautorato italiano di prima e seconda generazione. Mi piace molto la ambient music a livello di effetti digitali e il progressive rock a livello ritmico. E ascolto il pop. Tutti i generi, a modo loro, fanno bene alla salute. Tra gli artisti che mi hanno da sempre accompagnata, Niccolò Fabi, Fiorella Mannoia e Pino Daniele hanno sicuramente un posto privilegiato.


Musica di qualità ha accompagnato anche “A Garbatella Rooftop”. Quali pezzi hai voluto inserire come colonna sonora del tuo progetto? Per quale motivo ti hanno ispirato?

Grazie molte per la tua “musica di qualità”, per me è un grandissimo complimento! Solitamente, tutti i video del Garbatella Rooftop sono accompagnati da musiche originali, al momento tutte curate e create da me. Per quanto riguarda le due cover scelte, ovvero Vacanze romane dei Matia Bazar e Iron Sky di Paolo Nutini, ho cercato di selezionare la canzone in base al contesto paesaggistico e temporale in cui mi trovavo. Le terrazze romane sono iconiche, il panorama è caratteristico e ci voleva una canzone “romana”. Iron Sky è stata una scelta di pancia: le melodie calde e struggenti non mi hanno fatto dubitare della scelta neanche per un secondo.

 

In un mondo che ci vede ultra connessi ma, per certi versi anche molto distanti, la comunicazione svolge un ruolo fondamentale. Secondo te in che modo è cambiato il nostro modo di comunicare? Si sta evolvendo? In meglio o in peggio?

Ci riflettevo proprio qualche giorno fa: oggi la comunicazione è diventata veloce, assente e afona, soprattutto durante e dopo la quarantena.
La comunicazione si muove dislocata dalla presenza fisica delle persone grazie al social network. Tuttavia, il lungo periodo di lontananza obbligata ha “riscaldato” le conversazioni, anche se distanti. Questo rende le dinamiche molto più rapide e dirette: bisogna abituarsi a questo cambiamento inevitabile.

Per chi (come me) preferisce lo scambio verbale, questa transizione presuppone l’utilizzo di meno livelli di significato: la prosodia è essenziale per la chiarezza di un messaggio e bisogna farne a meno quando si scrive. Non so dire se sia peggio o meglio, ma è necessario abituarsi a questo. Nel frattempo, godiamoci le chiacchierate “in presenza” e la facilità con cui si riesce a comunicare così!

 

Cara Annachiara, quest’ultima domanda farà da chiusura al nostro breve ma intenso viaggio fatto di tetti, scorci, musica, parole ma, soprattutto, storie e persone. E’ stato un piacere intervistarti e farci coinvolgere dalle tue risposte, mai scontate. Ed è per questo che ci aspettiamo una risposta sorprendente a una banalissima domanda: Cosa vuoi fare da grande?
Ahahah, le domande non sono mai semplici da rispondere!

Cosa voglio fare da grande… Da grande voglio… Anzi no: i sogni nel cassetto devono restare lì. Ma se, quel giorno, dovessi dire “ce l’ho fatta”, sareste tra i primi a saperlo, miei cavi amuiciui.

Giorgio, grazie per avermi dato l’opportunità di rispondere a queste bellissime domande. Grazie Radio Scream Italia e grazie a Francesco.

ASCOLTATE RADIOSCREAM!


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